Rinascono gli elementi di undolog.com
Martedì 18 Marzo, 2008Un totale restyling al mio studio! Da gustare soprattutto la parte Lavori dove ho inserito le ultime fatiche, i prototipi e i logo-restyling

Un totale restyling al mio studio! Da gustare soprattutto la parte Lavori dove ho inserito le ultime fatiche, i prototipi e i logo-restyling
Vediamo ora come l’advertising (d’ora in poi Adv) è coinvolto nelle nuove dinamiche introdotte con il Web2.0 (inteso come User generated) e la mobilità. Come abbiamo accennato, un primo elemento in comune che hanno l’Adv e i DRM è la necessità di essere presenti sui dispositivi Player.
L’Adv svolge un ruolo importantissimo nello scenario del mobile e della Net TV. Le nuove tecnologie hanno permesso un’evoluzione senza precedenti dell’Adv, rendendolo dinamico, interattivo e “intelligente”.
Internet, in particolare, ha permesso di sperimentare nuove tecniche d’indagine legate al marketing, ottenendo risultati di gran lunga migliori delle passate strategie, poco precise e basate sostanzialmente sul concetto di “campione”. L’Adv, tuttavia, trova difficoltà a collocarsi in modo uniforme sulle varie piattaforme e tecnologie proposte. Questo ha creato una situazione quasi paradossale che vede il manifestarsi di atteggiamenti che spaziano dall’inefficacia totale del messaggio pubblicitario ad un ottimo e inaspettato risultato con vantaggiosi ritorni. Continua a leggere… »
Audio
Continuando il discorso sui sistemi DRM vorrei fare ora alcune considerazioni sui formati dei file e su cosa può essere “effettivamente acquistato” e come tramite Internet e un PC.
Prima di tutto bisogna tenere a mente che non tutto può essere “davvero” acquistato con Internet, almeno non con la rapida ed efficiente formula del download. Quando il formato MP3 cominciò a diventare popolare, si passò dai 20Mbyte di un brano musicale, estratto da un CD audio, a 2Mbyte di file compresso; un risparmio in termini di tempo-download 10 volte inferiore (con varianti a seconda della lunghezza del brano originale e dal tipo di compressione MP3 utilizzata). All’epoca, poi, lo standard era il dial-up, ovvero il modem a 56K, quindi il formato MP3 è stata una vera e propria rivoluzione che ha prodotto tutto quello che ancora oggi vediamo in campo musicale su Internet: radio streaming, iTunes, P2P Applications, possibilità di ascoltare centinaia di brani nella nostra auto e sul cellulare, etc…
Scaricati gli MP3 su un PC, questi possono nuovamente essere convertiti in formato audio CD e masterizzati, così da essere riprodotti proprio come un CD audio originale e senza l’obbligo di dispositivi che sappiano leggere il particolare formato compresso MP3 (anche se oggi tutti i dispositivi di ultima generazione riconoscono l’MP3 e non solo, come DivX, AVI, JPG, etc…). Contemporaneamente nella rete si è potuto addirittura trovare tutto il corredo per riprodurre le coopertine di un disco originale così, chi aveva tempo e capacità, poteva ”ricostruirsi” a casa un notevole facsimile di un CD audio, del tutto simile a quello presente in un qualsiasi negozio. L’evoluzione e il basso costo delle stampanti a getto d’inchiostro (come sta accadendo con la fotografia-digitale), dei CD vergini e delle custodie, hanno prodotto un aumento esponensiale sia della Pirateria Audio che della “produzione fai da te” di CD! È possibile, addirittura, ricreare la stampa sulla superfiecie del CD vergine, rendendo il prodotto finale sostanzialemente identico a quello acquistato in negozio (o acquistato tramite posta ordinaria)!
In pratica, insomma, con una minima spesa è possibile ricreare il completo pacchetto di un CD audio in casa, senza discotarsi troppo dall’originale. Si capisce come tutto questo abbia avuto, e ha tutt’ora, un notevole impatto su tutta l’industria discografica mondiale. Ecco quindi che i sistemi di protezione diventano un elemento centrale, probabilmente in netto ritardo rispetto al fenomeno stesso.
Applicativi Software
La procedura dell’acquista e scarica ha la sua massima espressione con gli applicativi software. Quando si acquista un software, sicuramente, quello che più interessa è proprio il “file”, scatola e corredo, in questo caso, sono del tutto irrilevanti. Negli applicativi software i DRM trovano un’ambiente favorevole in quanto l’unico dispositivo su cui possono funzionare è il Personal Computer. Al momento dell’acquisto, inoltre, l’utente finale indica il tipo di Personal Computer e il sistema operativo che possiede, così da “verticalizzare” tutte le procedure di protezione: come le chiavi di attivazione, spesso funzionanti solo per quella particolare “edizione” dell’applicativo.
Nel prossimo futuro, tuttavia, l’inserimento dei sistemi operativi nei dispositivi mobili (vedi Apple iPhone) potrebbe ripercuotersi sulle procedure di protezione software. Risulta infatti evidente che, a breve, sarà possibile usare, ad esempio, Adobe Photoshop sul nostro cellulare (o sul qualcosa di simile, vista l’evoluzione dei cellulare di ultima generazione)! In questo coso saremo costretti ad acquistare licenze separate per l’uso sul Personal Computer e sui vari dispositivi mobili (e non) in nostro possesso?
La ventata di aria fresca portata dal Web2.0 ha dato il via ad una serie di iniziative “beta” tese a “spostare” il software, come oggi lo conosciamo, direttamente sulla rete. Adobe, ad esempio, ha annunciato una versione di Photoshop utilizzabile tramite il browser Internet. Differenti dispositivi che accedono alla rete avranno quindi la possibilità di utilizzare il medesimo software. E le licenze? Come verrà gestito tutto questo?
Film video
Per i video, o per un film in praticolare, il discorso è ben diverso! Prima di tutto non si è trovato un formato di compressione tale da poterlo paragonare davvero all’MP3. Nonostante si siano fatti notevoli passi avanti, il video, almeno quello di una certa qualità (paragonabile al noto formato VHS), rimane “pesante” e difficile da trattare, sia in termini di occupazione di memoria sia in termini di tempo di calcolo. Un brano musicale dura in media un paio di minuti, secondo più secondo meno, un film, al contrario, arriva mediamente a 90 minuti! In fin dei conti fu proprio questa la ragione dello sviluppo e della diffusione del fratello maggiore del CD: il DVD. Il CD era stato pensato per la musica, quindi 700Mb erano sostanzialmente sufficienti, ma con il video ci voleva qualcosa di più capiente e il DVD è stata la risposta!
Quando abbiamo a che fare con il video la sola operazione di digitalizzazione (conversione dal formato Raw ad un formato video compresso, come l’AVI o l’MP4) richiede macchine e tempi di calcolo fuori dalla portata della gran parte delle persone. Scaricare un film da Internet per poterlo masterizzare richiede ancora tempi discreti, che spesso scoraggiano i più anche dal solo tentativo.
Nei film in formato DVD, poi, il digitale ha aperto nuove forme di presentazione e contenuti. In un DVD, infatti, normalmente non è presente solo il film ma sono inseriti a corredo i sottotitoli in varie lingue (che occupano spazio), traccie audio in diverse lingue (che occupano spazio..), inserti speciali, contenuti aggiuntivi, finali altertnativi, inquadrature personalizzabili , schede dei protagonisti, sezioni utilizzabili su un normale PC! Insomma una bella quantità di dati che, se dovessero essere scaricati da Internet in tempi brevi, richiederebbero una banda “da sogno”! Tuttavia con il tempo, quando le velocità di connessione aumenteranno e i computer saranno sempre più veloci, anche questi ostacoli verranno superati e la possibilità di “acquistare” un film dalla rete potrà diventare fattibile. Non dimentichiamoci, però, che l’era dell’alta definizione è praticamente iniziata. Un film in alta definizione contiene evidentemente molte più informazioni rispetto a quelli oggi in commercio. Assistiamo, quindi, ad una rincorsa tra l’aumento delle dimensioni del video e la banda Internet disponibile.
La metamorfosi del CD in DVD, che ha dato inizio all’era del video digitale, la si ritrova oggi nel passaggio dal DVD al formato Blu-Ray (Sony) o HD-DVD (Toshiba), avanzamento tecnologico richiesto dalla mole di dati che l’alta definizione porta con se!
Molto probabilmente, dunque, in tempi brevi, la convergenza Internet/DVD sarà ardua, al meglio ristretta ad alcune utenze privilegiate, come già accade con SKY (che propone la sua alta definizione) nei confronti del DTT, fermo alle risoluzioni tradizionali.
I primi passi, poi, mossi dalle ultime console Microsoft XBOX 360 e Sony Playstation 3, indicano che l’alta definizione è pronta a diffondersi a macchia d’olio, aiutata anche dall’informatica che già a disseminato monitor per PC da 19 pollici con risoluzione 1280×1024 un po’ dappertutto!
Editoria
L’editoria, in compenso, ha sicuramente subito meno danni di tutti. Replicare un libro, infatti, non è conveniente. Un libro vive per la sua forma, per la qualità della sua carta, per le dimensioni dell’impaginazione, per la particolarità della stampa, tutte caratteristiche difficili da replicare nell’odierno ambiente domestico. Ricreare un libro, dopo averlo scaricato da Internet, è tutt’altro che semplice. Inoltre “digitalizzare” un libro non è così facile, a meno che qualcuno non inventi uno “scanner 3D” in grado di “fotocopiare” un testo senza aprirlo! Nonostante queste sue caratteristiche peculiari, capita di trovare qualche “pezzo” di testo in rete! Ma il danno è minimo, anche perchè leggere su Internet è a tutt’oggi assai scomodo, almeno per determinati contenuti: saggi, romanzi, fumetti ed altro.
Dall’esperienza dell’editoria, alla fine, potremmo scorgere qualche indicazione sulla possibile soluzione del problema dei DRM nei settori audio, video e software in generale. Proteggere un file è da tempo risultato vano. C’è sempre qualcuno pronto a minare le sofisticate protezioni adottate. È evidente che se non è possibile proteggere una file dalla copia, pena impedirne poi l’uso, è meglio lasciar perdere e concentrarsi invece sul “perchè” si acquista prodotto un’originale. Invogliare l’utente finale ad acquistare una copia legale, di un CD, di un DVD o di un software, può essere fatto offrendo quelle caratteristiche che non possono essere replicate da “una copia pirata”!
Per il software, ad esempio, l’assistenza, l’accesso a sezioni riservate in rete, gadgets, promozioni speciali su altri prodotti, inviti gratuiti ad eventi, manifestazioni e presentazioni, sono alcune delle “tecniche” o attività che possono condurre all’acquisto di un “originale” un end-user.
Penso, quindi, che la soluzione del problema potrebbe risiedere nello stesso utente finale. Questo deve desiderare di acquistare un prodotto, sicuro di ricevere quel “servizio” che, alla fine, non potrebbe comunque ottenere in quanto non “replicabile”.
Premessa
Essendo l’argomento abbastanza lungo, ho deciso di dividerlo in vari Post che pubblicherò man mano.
Introduzione
Dal punto di vista informatico, e in relazione alle nuove tecnologie, l’advertising e i DRM (Digital Right Management) hanno molto in comune, soprattutto oggi dove entrambi svolgono un ruolo fondamentale nella costruzione della piattaforma Net TV. In particolare hanno la necessità di esistere, di svolgere un ruolo attivo ma al contempo non invasivo.
Entrambi cercano di non essere “bypassati”!
Entrambi proteggono gli investimenti!
Questi problemi, in fin dei conti, ci sono sempre stati, ma cosa è cambiato oggi?
Perchè è così complicato proteggere una risorsa o posizionare un adv di un brand?
La caratteristica principale della Net TV è quella di essere una tecnologia basata su Internet, estremamente accessibile sia per chi la fa, sia per chi ne fruisce. L’assenza, quindi, di dispositivi particolari per la sua esistenza la rendono un sistema estremamente aperto, soggetto alle note regole della Rete.
Gli strumenti per realizzare Net TV sono disponibili tutti direttamente su Internet: Player Video, sistemi di streaming, sale di regia, ecc… Acquisire un video, poi, con una WebCam o un cellulare, è un’attività ormai alla portata di tutti. In questa fase beta, quindi, tutti possono contribuire all’evoluzione della Net TV, sviluppando componenti o semplicemente dando la loro opinione sull’efficacia o meno di un determinato sistema.
DRM
Proteggere un contenuto digitale da copie indiscrimanate è un problema antico, che risale agli albori dell’era informatica. Se all’inizio la questione riguardava essenzialmente le cosiddette applicazioni, i programmi per computer per intenderci, oggi - in un’era di digitalizzazione di massa - dove tutto viene per l’appunto Digitalizzato (fotografie, film, musica, libri, … ), il problema sta assumendo le sembianze di un vero e proprio incubo, sia per gli Autori dell’Opera che per gli utenti finali!
Anche se è possibile proteggere un contenuto digitale, le nuove forme di fruizione di questi contenuti hanno completamente disarticolato un sistema che, nonostante alcuni suoi limiti, ha permesso sino ad ora di limitare copie illegali di Film in DVD o giochi per Playstation, e ha garantito le transizioni economiche su Internet o nei Bancomat cittadini. La questione, quindi, non è tanto nel sistema di protezione, inteso come algoritmo di cifratura, ma nella sua ubicazione.
Il software (inteso come applicativo), inserito in un ambiente come Internet, ha stravolto il sistema degli standard adottato sino ad oggi. Gli standard, infatti, hanno garantito una reale possibilità di commercio di un prodotto aiutando contemporaneamente i sistemi di protezione.
Quando la Philips inventò il Compact Disk (CD), per capirci, questo fu adottato come nuovo standard per il supporto - e l’ascolto - musicale. Qualsiasi azienda elettronica poteva creare i propri lettori CD (pagando il brevetto alla Philips), ma si dovevano rispettare determinati formati: gli standard appunto! Se le aziende elettroniche adottassero ognuna dei propri standard, cioè delle proprie e uniche caratteristiche tecniche, nella realizzazione di un lettore CD - e quindi anche per i dischi stessi - nessuno ascolterebbe più musica! A seconda del tipo di lettore CD acquistato, si dovrebbe reperire il corrispettivo disco… l’inferno e la fine!
Gli standard, quindi, sono indispensabili per il mercato e la diffusione di un prodotto, in quanto garantiscono l’utente finale. Qualsiasi lettore CD sarà in grado di leggere il nostro disco preferito senza costringerci a cambiare l’intero - o quasi - impianto stereo!
Di recente, ad esempio, la diatriba Blu-Ray (Sony) e HD-DVD (Toshiba), verteva proprio nella direzione di realizzare sistemi che, per quanto diversi, permettessero di non obbligare ad una scelta drastica gli utenti finali. Inoltre, non sempre la tecnologia migliore è quella che poi si affermerà nel mercato. Sono tante, infatti, le variabili che entrano in gioco nell’affermazione di uno standard rispetto ad un altro; come accadde, ad esempio, con il sistema VHS nei videoregistratori!
Sino ad oggi, tuttavia, nonostante le aziende di elettronica non siano certo poche, le proposte di nuove tecnologie e standard vengono mantenute abbastanza sotto controllo. Non tutte le aziende, infatti, investono in “ricerca spinta” e “ricerca pura”. Quindi, alla fine, sono un po’ sempre le stesse aziende ad innovare, in un’altalena che dà il tempo al mercato di consumare le vecchie tecnologie e aprire le porte a quelle nuove.
Così facendo, si ha l’importante possibilità di mettersi d’accordo su dove inserire i sistemi di protezione e scegliere quale tipo di protezione adottare. Tutti i dischi CD, ad esempio, sono uguali, come lo sono di fatto i lettori. Diventa, quindi, abbastanza naturale trovare un accordo per inserire codice e controlli in questi dispositivi.
Cosa accadrebbe se ognuno di noi potesse realizzare un nuovo standard?
In effetti è proprio quello che sta succedendo oggi nell’era di Internet. La tecnologia si è semplificata, sia dal punto di vista Hardware che dal punto di vista Software. I formati audio oggi disponibili (come quelli video) sono numerosi, nonstante - poi - solo alcuni possono definirsi davvero standard.
Se a tutto questo aggiungiamo che, dal “mondo reale” si è passati a quello “virtuale” - o digitale - di Internet, si comprende come sia facile per chiunque accedere, in modo veloce e globale, a tecnologie prima impensabili. Oggi tutti, con un minimo sforzo, possono realizzare il proprio Player Video su Internet. Un tempo, al contrario, realizzare un proprio lettore a laser in garage era un’investimento a dir poco azzardato, sia in termini economici che di tempo!
Non ultimo, poi, a tutto questo, si aggiunge il problema del cross-media, ovvero della possibilità di fruire un medesimo contenuto digitale su più e diversi dispositivi fisici, anche contemporaneamente! L’esplosione di questa eccezionale capacità si è avuta con la diffusione del formato musicale MP3 (e derivati) e il contemporaneo aumento dei dispositivi in grado di leggerlo. Un file MP3, infatti, può essere ascoltato su un Personal Computer, una console per VideoGame, un lettore DVD Video, un impianto stereo con lettore CD, un lettore CD portatile, un iPod Apple, un cellulare e su tutti gli altri dispositivi - mobili - in continua produzione (pennine USB con cuffie incorporate, simil iPod, …). Insomma, una vera manna per l’utente finale, un incubo per gli Autori!
I tentativi di inserire i DRM nel neo-universo musicale ha dato risultati alquanto disastrosi. L’uso dei sistemi di protezione, come quello proposto da iTunes di Apple, limitano di fatto la libertà dell’utente finale di poter utilizzare il “prodotto acquistato” come meglio crede: se acquisto un brano musicale su un determinato store, non posso essere costretto ad ascoltarlo solo con particolari strumenti (hardware o software), i soli a determinarne l’autenticità. In questo modo viene meno il concetto di “acquisto dei diritti d’uso” del brano stesso; in questo caso, infatti, sarebbe più corretto dire che si acquista un servizio (limitato) di ascolto di un brano musicale con particolari dispositivi hardware e software. Tutto ciò porta con sè l’ulteriore problema: la garanzia - minima - della continuità temporale di ciò che si è acquistato! C’è chi, ad esempio, riesce ancora ad ascoltare i “vecchi vinile” a 33 giri che, paradossalmente, si stanno rivelando più longevi di quello che si potrebbe pensare. Se lo store mi deve fornire il Player (cioè mi vincola a determinate modalità di ascolto per validare i DRM), quando il Player non sarà più disponibile cosa accadrà al brano che ho acquistato? Se mi trovo in circonstanze, tali da non poter rispettare le modalità di ascolto imposto, come faccio ad ascoltare il mio brano musicale? In quest’ottica sarebbe più corretto parlare di “brani usa e getta”, con un costo massimo di 5 centesimi e non l’euro - e più - di oggi!
Questo scenario risulta devastante in un’ottica cross-media: se acquisto un brano musicale voglio e pretendo di poterlo ascoltare sul cellulare invece che sullo stereo di casa, o in qualsiasi altro dispositivo disponibile. Altrimenti “uccidiamo” questa fantastica opportunità figlia dell’era del mobile! Mobile, quindi, non significa “cellulare” o “telefonino”. Sono sempre di più i dispositivi “mobili”: computer portatili, iPod, notebook, Pen-Drive, ecc… Non è quindi possibile, in questo scenario, acquistare lo stesso brano musicale per i diversi dispositivi, solo per dar “credito” ai DRM. Nessuno lo farebbe e nessuno, infatti, lo farà.
Oggi non è più possibile sapere con certezza dove e con cosa un contenuto verrà fruito! (Questione di estrema importanza che investe, come vedremo più avanti, sia la tipologia di contenuti che l’advertising)
Inoltre, tutti questi dispositivi mobili, insieme a quelli fissi (come Personal Computer, Televisori di nuova generazione, DVD/CD/DivX/xxx-Player), sono interconnessi tra loro in svariati modi: tramite Internet, Wi-Fi, Bluetooth, P2P, con un cavetto in peer-to-peer!!
La mobilità diventa anche cooperazione tra dispositivi o aggregazione di dispositivi diversi, così è possibile usare l’iPod come Player ed inviare l’audio del brano musicale ad un NoteBook o ad un’impianto stereo!
Risulta quindi improbabile trovare l’univocità del dispositivo in questa era!
Già questo sarebbe sufficiente a demolire i DRM per sempre, in quanto il sistema dei diritti per funzionare dev’essere presente sia sul dispositivo che sul contenuto digitale. Su quest’ultimo elemento, poi, la questione diventa ancora più complessa. Prima di tutto, parliamo sostanzialmente di file, sia essi audio, video, applicativi, documenti PDF o chissà cos’altro. Secondo, per definizione, un file è estremamente facile da copiare e trasportare ovunque, come abbiamo già accennato. Terzo, l’attacco di un Hacker, quindi l’alterazione del file stesso, è più che mai alla portata di tutti!
Alla fine lo scenario che si dipinge agli occhi degli Autori è il seguente:
Insomma, essendo l’essere umano, alla fine, colui che acquista (è la persona, l’utente finale, che acquista i diritti d’uso), fineremo per doverci innestare sotto pelle (o portare sempre con noi) un RFID per validare i nostri contenuti digitali! In questo modo solo chi possiede questa “firma-digitale” potrà fruire di quel contenuto con qualsiasi dispositivo. Tuttavia, anche questa soluzione, che apparentemente semplifica le questioni legate al dispositivo e al file-contenuto, può avere delle controindicazioni importanti, come quella di impedire la fruizione del contenuto in nostra assenza - cioè in assensa del diritto e quindi del DRM. In pratica, se qualcuno vuole fruire dei contenuti da noi acquistati, siamo costretti a prestargli il nostro RFID-DRM, collega, amico o parente che sia! Privandocene però noi stessi!
Tutti i dispositivi, quindi, dovrebbero supportare l’RFID, eseguendo un controllo incrociato tra contenuto digitale e le informazioni presenti nell’RFID stesso. Un terzo incomodo, comunque, che non risolve affatto il problema! Non ci vorrebbe molto per hackerare il sistema, agendo o sul file-contenuto o sull’RFID.
Inoltre, in caso di dispositivi software, come Player sul browser Internet ad esempio, l’hackeraggio sarebbe immediato!
L’esperienza acquisita con anni di Pirateria Software (o comunque di Pirateria in generale, quella su DVD e altri formati) permette oggi di sapere, quantomeno in anticipo, cosa potrà essere bypassato o no. Esclusi, quindi, i sistemi proprietari o di modesta diffusione (come ad esempio i Decoder Digitale Terrestre con carta prepagata o Sky), che sono per ora un mondo a parte, proteggere i contenuti digitali provenienti dalla Rete, sia essi audio o video, è quantomai arduo, se non impossibile.
Chi ha avuto la possibilità e la pazienza di vedere l’ultimo Keynote di Steve Jobs, dove viene presentato il nuovo iPhone Apple, avrà sicuramente trovato affascinante l’ultima meraviglia tecnologia multi-touch di Cupertino.
Fantasticherie alla “Minority Report” a parte (la realtà spesso supera davvero la fantasia), quello che mi ha colpito maggiormente, anche se già presente in molti smart-phone da tempo in commercio, è la possibilità di navigare su Internet alla stregua di un PC casalingo. L’iPhone entra in diretta concorrenza con i classici cellulari e non con gli smart-phone attualmente in commercio. La Apple ha presentato la sua soluzione per il mobile, seguendo le sue classiche line guida: semplicità - quindi - diffusione di massa, come è accaduto con l’iPod.
Se gli smart-phone attualmente in commercio, quelli con Windows Mobile a bordo per esempio, permettono di navigare su Internet, sono tuttavia percepiti dal “mass-market” come soluzione ibrida tra un cellulare e un notebook. Insomma qualcosa di diverso dal “cellulare” di tutti i giorni. Ad oggi un cellulare è un “cellulare”, nel senso che navigare su Internet è relegato a pochi - alcuni nemmeno sanno che è possibile farlo - (visti anche i costi) con soluzioni davvero lontane da quelle casalinghe di un PC; per le dimensioni del display, per la velocità di banda, per la difficoltà di interazione con la tastiera o mouse simulati, ecc…
Tuttavia, quasi in sordina, mi sembra che ci sia una piccola rivoluzione in atto di notevole interesse, almeno per gli sviluppatori Web.
Poter navigare un sito dalla “strada”, senza modificare la tecnologia utilizzata è un grandissimo passo avanti. Ad oggi alcune realtà sul Web sono doppie - se non triple: WAP, Flash Lite (versione per Windows Mobile o Symbian) e Internet standard. Far convergere e unificare le tecnologie di browsing è una conquista importante, l’anticamera alla vera diffusione della navigaione via mobile.
Il WAP, ad esempio, per quanto si sia sforzato di emulare il Web vero e proprio è fallito miseramente. In questo mi ricorda il digitale terrestre!
La Net TV, ad esempio, in questa nuova situazione potrebbe trovare un terreno fertile per attecchire ancor di più rispetto a qualche anno fa. Esistono quindi tutti i presupposti per dare ulteriore slancio alla seconda giovinezza di Internet. Da un lato le nuove forme di aggregazione delle community e dall’altro la possibilità di sfruttare queste “esperienze” oltre che da casa anche nella “mobilità” più totale.
Finalmente ci siamo! Il Web, tramite il noto marchio Google, sbarca ufficialmente sui telefonini. Il fatto di aver lanciato una campagna pubblicitaria (TIM) che mostra l’utilizzo del motore di ricerca Google sui cellulari, illuminerà quei pochi che ancora non sapevavo che Internet - tutto sommato - era accessibile anche dal proprio telefono mobile.
In realtà non esiste una vera e propria novità tecnologica, nel senso stretto del termine. WAP e derivati (Flash Lite, ad esempio) sono disponibili e utilizzati da tempo, quello che invece rende il tutto interessante è la sponsorizzazione ufficiale dell’uso di Google via mobile.
Si apre ora un possibile nuovo mercato per le realtà IT che dovranno programmare, nel loro palinsesto di offerte, la possibilità di fornire una versione del Web anche per i navigatori mobili.
Ma quanto è diffuso l’uso del cellulare come browser Web?
TIM ha inviato, poco tempo fa, un SMS (pubblicitario) dove informava che le tariffe della navigazione Web (o WAP) via mobile erano variate! Nella fattispecie si paga solo lo scatto alla risposta (speriamo che sarà eliminato al presto anche questo) dopodichè si naviga gratis per quanto si vuole. Questo è un passo avanti che conferma il destino che - o presto o tardi - ci attende.
Risulta quindi evidente un movimento, un fermento in questo ambito, provato - ad esempio - da un accordo su una serie di linee guida per lo sviluppo di siti WebMobile tra Nokia, Vodafone e Google. Il W3C, dal canto suo, propone le sue linee guida.
Secondo una ricerca condotta dalla M:Metrics, il 19% degli utenti statunitensi di telefonia mobile consultano regolarmente il Web attraverso il proprio telefonino! Immaginiamoci i giapponesi!
Daniel Applequist, un dirigente di Vodafone, afferma che “ora sappiamo che gli apparecchi a disposizione degli utenti hanno la capacità di navigare su Internet, ma non sono usati tanto quanto potrebbero esserlo”. Ciò è vero e dipende, quasi unicamente, dai costi di connessione, ancora sostanzialmente diversi rispetto alle connessioni casalinghe e non ben pubblicizzati alla massa. In aggiunta a questo bisogna anche considerare che - almeno in Italia - è relativamente da poco che si sono diffusi i cellulari a colori!! Quesione da non sottovalutare!
Inoltre, Applequist, sostiene che “la maggioranza dei siti Web disponibili non funzionano bene coi cellulari”, e a ben vedere, aggiungeremo noi, non funzionano bene nemmeno con i normali browser sul PC!
La questione è - purtroppo - sempre la stessa! Lo standard - in questo ambito - sembra soffrire di enormi e insormontabili difficoltà. Gli sviluppatori già temono, infatti, che si ripresenti l’identico scenario rovinoso presente sui desktop, dove anche browser del calibro di Firefox soffrono ancora di funzionamenti diversi a seconda dei sistemi operativi su cui è installato. E’ difficile pensare ad uno standard robusto e sicuro per il mobile quando - ancora adesso - Microsoft IE rende una pagina in un modo e Opera in un altro!
Sicuramente parte della colpa va attribuita anche agli sviluppatori Web, che spesso utilizzano funzioni proprietarie specifiche di un determinato browser, rendendo di fatto la navigazione - se non addirittura la lettura - impossibile con altri sistemi. Tuttavia, per chi lavora nel Web, la prospettiva di avere un nuovo device da esplorare è sicuramente affascinante, qualche nube all’orizzonte potrebbe scoraggiare i più, ma noi siamo fiduciosi, un nuovo mercato si apre e forse potrebbe essere l’occasione per sistemare - una volta per tutte - l’incubo maggiore che assilla la maggioranza degli sviluppatori Web.
W3C propone le sue linee guida, starà a noi - però - cercare di seguirle e, non ultimi, ai costruttori di cellulari che presto potrebbero diventare Apple o Microsoft… o caso mai Adobe, visto che sta comprando di tutto! ![]()