2. Advertising e DRM nella Net TV: cos’hanno in comune?

Martedì 12 Giugno, 2007

Audio

Continuando il discorso sui sistemi DRM vorrei fare ora alcune considerazioni sui formati dei file e su cosa può essere “effettivamente acquistato” e come tramite Internet e un PC.

Prima di tutto bisogna tenere a mente che non tutto può essere “davvero” acquistato con Internet, almeno non con la rapida ed efficiente formula del download. Quando il formato MP3 cominciò a diventare popolare, si passò dai 20Mbyte di un brano musicale, estratto da un CD audio, a 2Mbyte di file compresso; un risparmio in termini di tempo-download 10 volte inferiore (con varianti a seconda della lunghezza del brano originale e dal tipo di compressione MP3 utilizzata). All’epoca, poi, lo standard era il dial-up, ovvero il modem a 56K, quindi il formato MP3 è stata una vera e propria rivoluzione che ha prodotto tutto quello che ancora oggi vediamo in campo musicale su Internet: radio streaming, iTunes, P2P Applications, possibilità di ascoltare centinaia di brani nella nostra auto e sul cellulare, etc…

Scaricati gli MP3 su un PC, questi possono nuovamente essere convertiti in formato audio CD e masterizzati, così da essere riprodotti proprio come un CD audio originale e senza l’obbligo di dispositivi che sappiano leggere il particolare formato compresso MP3 (anche se oggi tutti i dispositivi di ultima generazione riconoscono l’MP3 e non solo, come DivX, AVI, JPG, etc…). Contemporaneamente nella rete si è potuto addirittura trovare tutto il corredo per riprodurre le coopertine di un disco originale così, chi aveva tempo e capacità, poteva ”ricostruirsi” a casa un notevole facsimile di un CD audio, del tutto simile a quello presente in un qualsiasi negozio. L’evoluzione e il basso costo delle stampanti a getto d’inchiostro (come sta accadendo con la fotografia-digitale), dei CD vergini e delle custodie, hanno prodotto un aumento esponensiale sia della Pirateria Audio che della “produzione fai da te” di CD! È possibile, addirittura, ricreare la stampa sulla superfiecie del CD vergine, rendendo il prodotto finale sostanzialemente identico a quello acquistato in negozio (o acquistato tramite posta ordinaria)!
In pratica, insomma, con una minima spesa è possibile ricreare il completo pacchetto di un CD audio in casa, senza discotarsi troppo dall’originale. Si capisce come tutto questo abbia avuto, e ha tutt’ora, un notevole impatto su tutta l’industria discografica mondiale. Ecco quindi che i sistemi di protezione diventano un elemento centrale, probabilmente in netto ritardo rispetto al fenomeno stesso.

 

Applicativi Software
La procedura dell’acquista e scarica ha la sua massima espressione con gli applicativi software. Quando si acquista un software, sicuramente, quello che più interessa è proprio il “file”, scatola e corredo, in questo caso, sono del tutto irrilevanti. Negli applicativi software i DRM trovano un’ambiente favorevole in quanto l’unico dispositivo su cui possono funzionare è il Personal Computer. Al momento dell’acquisto, inoltre, l’utente finale indica il tipo di Personal Computer e il sistema operativo che possiede, così da “verticalizzare” tutte le procedure di protezione: come le chiavi di attivazione, spesso funzionanti solo per quella particolare “edizione” dell’applicativo.
Nel prossimo futuro, tuttavia, l’inserimento dei sistemi operativi nei dispositivi mobili (vedi Apple iPhone) potrebbe ripercuotersi sulle procedure di protezione software. Risulta infatti evidente che, a breve, sarà possibile usare, ad esempio, Adobe Photoshop sul nostro cellulare (o sul qualcosa di simile, vista l’evoluzione dei cellulare di ultima generazione)! In questo coso saremo costretti ad acquistare licenze separate per l’uso sul Personal Computer e sui vari dispositivi mobili (e non) in nostro possesso?
La ventata di aria fresca portata dal Web2.0 ha dato il via ad una serie di iniziative “beta” tese a “spostare” il software, come oggi lo conosciamo, direttamente sulla rete. Adobe, ad esempio, ha annunciato una versione di Photoshop utilizzabile tramite il browser Internet. Differenti dispositivi che accedono alla rete avranno quindi la possibilità di utilizzare il medesimo software. E le licenze? Come verrà gestito tutto questo?

 

Film video
Per i video, o per un film in praticolare, il discorso è ben diverso! Prima di tutto non si è trovato un formato di compressione tale da poterlo paragonare davvero all’MP3. Nonostante si siano fatti notevoli passi avanti, il video, almeno quello di una certa qualità (paragonabile al noto formato VHS), rimane “pesante” e difficile da trattare, sia in termini di occupazione di memoria sia in termini di tempo di calcolo. Un brano musicale dura in media un paio di minuti, secondo più secondo meno, un film, al contrario, arriva mediamente a 90 minuti! In fin dei conti fu proprio questa la ragione dello sviluppo  e della diffusione del fratello maggiore del CD: il DVD. Il CD era stato pensato per la musica, quindi 700Mb erano sostanzialmente sufficienti, ma con il video ci voleva qualcosa di più capiente e il DVD è stata la risposta!
Quando abbiamo a che fare con il video la sola operazione di digitalizzazione (conversione dal formato Raw ad un formato video compresso, come l’AVI o l’MP4) richiede macchine e tempi di calcolo fuori dalla portata della gran parte delle persone. Scaricare un film da Internet per poterlo masterizzare richiede ancora tempi discreti, che spesso scoraggiano i più anche dal solo tentativo.
Nei film in formato DVD, poi, il digitale ha aperto nuove forme di presentazione e contenuti. In un DVD, infatti, normalmente non è presente solo il film ma sono inseriti a corredo i sottotitoli in varie lingue (che occupano spazio), traccie audio in diverse lingue (che occupano spazio..), inserti speciali, contenuti aggiuntivi, finali altertnativi, inquadrature personalizzabili , schede dei protagonisti, sezioni utilizzabili su un normale PC! Insomma una bella quantità di dati che, se dovessero essere scaricati da Internet in tempi brevi, richiederebbero una banda “da sogno”! Tuttavia con il tempo, quando le velocità di connessione aumenteranno e i computer saranno sempre più veloci, anche questi ostacoli verranno superati e la possibilità di “acquistare” un film dalla rete potrà diventare fattibile. Non dimentichiamoci, però, che l’era dell’alta definizione è praticamente iniziata. Un film in alta definizione contiene evidentemente molte più informazioni rispetto a quelli oggi in commercio. Assistiamo, quindi, ad una rincorsa tra l’aumento delle dimensioni del video e la banda Internet disponibile.

La metamorfosi del CD in DVD, che ha dato inizio all’era del video digitale, la si ritrova oggi nel passaggio dal DVD al formato Blu-Ray (Sony) o HD-DVD (Toshiba), avanzamento tecnologico richiesto dalla mole di dati che l’alta definizione porta con se!

Molto probabilmente, dunque, in tempi brevi, la convergenza Internet/DVD sarà ardua, al meglio ristretta ad alcune utenze privilegiate, come già accade con SKY (che propone la sua alta definizione) nei confronti del DTT, fermo alle risoluzioni tradizionali.

I primi passi, poi, mossi dalle ultime console Microsoft XBOX 360 e Sony Playstation 3, indicano che l’alta definizione è pronta a diffondersi a macchia d’olio, aiutata anche dall’informatica che già a disseminato monitor per PC da 19 pollici con risoluzione 1280×1024 un po’ dappertutto!

 

Editoria
L’editoria, in compenso, ha sicuramente subito meno danni di tutti. Replicare un libro, infatti, non è conveniente. Un libro vive per la sua forma, per la qualità della sua carta, per le dimensioni dell’impaginazione, per la particolarità della stampa, tutte caratteristiche difficili da replicare nell’odierno ambiente domestico. Ricreare un libro, dopo averlo scaricato da Internet, è tutt’altro che semplice. Inoltre “digitalizzare” un libro non è così facile, a meno che qualcuno non inventi uno “scanner 3D” in grado di “fotocopiare” un testo senza aprirlo! Nonostante queste sue caratteristiche peculiari, capita di trovare qualche “pezzo” di testo in rete! Ma il danno è minimo, anche perchè leggere su Internet è a tutt’oggi assai scomodo, almeno per determinati contenuti: saggi, romanzi, fumetti ed altro.

Dall’esperienza dell’editoria, alla fine, potremmo scorgere qualche indicazione sulla possibile soluzione del problema dei DRM nei settori audio, video e software in generale. Proteggere un file è da tempo risultato vano. C’è sempre qualcuno pronto a minare le sofisticate protezioni adottate. È evidente che se non è possibile proteggere una file dalla copia, pena impedirne poi l’uso, è meglio lasciar perdere e concentrarsi invece sul “perchè” si acquista prodotto un’originale. Invogliare l’utente finale ad acquistare una copia legale, di un CD, di un DVD o di un software, può essere fatto offrendo quelle caratteristiche che non possono essere replicate da “una copia pirata”!
Per il software, ad esempio, l’assistenza, l’accesso a sezioni riservate in rete, gadgets, promozioni speciali su altri prodotti, inviti gratuiti ad eventi, manifestazioni e presentazioni, sono alcune delle “tecniche” o attività che possono condurre all’acquisto di un “originale” un end-user.

Penso, quindi, che la soluzione del problema potrebbe risiedere nello stesso utente finale. Questo deve desiderare di acquistare un prodotto, sicuro di ricevere quel “servizio” che, alla fine, non potrebbe comunque ottenere in quanto non “replicabile”.

Post correlati

Lascia un commento

TAG XHTML permessi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Usa <pre> per racchiudere codice