1. Advertising e DRM nella Net TV: cos’hanno in comune?
Venerdì 8 Giugno, 2007Premessa
Essendo l’argomento abbastanza lungo, ho deciso di dividerlo in vari Post che pubblicherò man mano.
Introduzione
Dal punto di vista informatico, e in relazione alle nuove tecnologie, l’advertising e i DRM (Digital Right Management) hanno molto in comune, soprattutto oggi dove entrambi svolgono un ruolo fondamentale nella costruzione della piattaforma Net TV. In particolare hanno la necessità di esistere, di svolgere un ruolo attivo ma al contempo non invasivo.
Entrambi cercano di non essere “bypassati”!
Entrambi proteggono gli investimenti!
Questi problemi, in fin dei conti, ci sono sempre stati, ma cosa è cambiato oggi?
Perchè è così complicato proteggere una risorsa o posizionare un adv di un brand?
La caratteristica principale della Net TV è quella di essere una tecnologia basata su Internet, estremamente accessibile sia per chi la fa, sia per chi ne fruisce. L’assenza, quindi, di dispositivi particolari per la sua esistenza la rendono un sistema estremamente aperto, soggetto alle note regole della Rete.
Gli strumenti per realizzare Net TV sono disponibili tutti direttamente su Internet: Player Video, sistemi di streaming, sale di regia, ecc… Acquisire un video, poi, con una WebCam o un cellulare, è un’attività ormai alla portata di tutti. In questa fase beta, quindi, tutti possono contribuire all’evoluzione della Net TV, sviluppando componenti o semplicemente dando la loro opinione sull’efficacia o meno di un determinato sistema.
DRM
Proteggere un contenuto digitale da copie indiscrimanate è un problema antico, che risale agli albori dell’era informatica. Se all’inizio la questione riguardava essenzialmente le cosiddette applicazioni, i programmi per computer per intenderci, oggi - in un’era di digitalizzazione di massa - dove tutto viene per l’appunto Digitalizzato (fotografie, film, musica, libri, … ), il problema sta assumendo le sembianze di un vero e proprio incubo, sia per gli Autori dell’Opera che per gli utenti finali!
Anche se è possibile proteggere un contenuto digitale, le nuove forme di fruizione di questi contenuti hanno completamente disarticolato un sistema che, nonostante alcuni suoi limiti, ha permesso sino ad ora di limitare copie illegali di Film in DVD o giochi per Playstation, e ha garantito le transizioni economiche su Internet o nei Bancomat cittadini. La questione, quindi, non è tanto nel sistema di protezione, inteso come algoritmo di cifratura, ma nella sua ubicazione.
Il software (inteso come applicativo), inserito in un ambiente come Internet, ha stravolto il sistema degli standard adottato sino ad oggi. Gli standard, infatti, hanno garantito una reale possibilità di commercio di un prodotto aiutando contemporaneamente i sistemi di protezione.
Quando la Philips inventò il Compact Disk (CD), per capirci, questo fu adottato come nuovo standard per il supporto - e l’ascolto - musicale. Qualsiasi azienda elettronica poteva creare i propri lettori CD (pagando il brevetto alla Philips), ma si dovevano rispettare determinati formati: gli standard appunto! Se le aziende elettroniche adottassero ognuna dei propri standard, cioè delle proprie e uniche caratteristiche tecniche, nella realizzazione di un lettore CD - e quindi anche per i dischi stessi - nessuno ascolterebbe più musica! A seconda del tipo di lettore CD acquistato, si dovrebbe reperire il corrispettivo disco… l’inferno e la fine!
Gli standard, quindi, sono indispensabili per il mercato e la diffusione di un prodotto, in quanto garantiscono l’utente finale. Qualsiasi lettore CD sarà in grado di leggere il nostro disco preferito senza costringerci a cambiare l’intero - o quasi - impianto stereo!
Di recente, ad esempio, la diatriba Blu-Ray (Sony) e HD-DVD (Toshiba), verteva proprio nella direzione di realizzare sistemi che, per quanto diversi, permettessero di non obbligare ad una scelta drastica gli utenti finali. Inoltre, non sempre la tecnologia migliore è quella che poi si affermerà nel mercato. Sono tante, infatti, le variabili che entrano in gioco nell’affermazione di uno standard rispetto ad un altro; come accadde, ad esempio, con il sistema VHS nei videoregistratori!
Sino ad oggi, tuttavia, nonostante le aziende di elettronica non siano certo poche, le proposte di nuove tecnologie e standard vengono mantenute abbastanza sotto controllo. Non tutte le aziende, infatti, investono in “ricerca spinta” e “ricerca pura”. Quindi, alla fine, sono un po’ sempre le stesse aziende ad innovare, in un’altalena che dà il tempo al mercato di consumare le vecchie tecnologie e aprire le porte a quelle nuove.
Così facendo, si ha l’importante possibilità di mettersi d’accordo su dove inserire i sistemi di protezione e scegliere quale tipo di protezione adottare. Tutti i dischi CD, ad esempio, sono uguali, come lo sono di fatto i lettori. Diventa, quindi, abbastanza naturale trovare un accordo per inserire codice e controlli in questi dispositivi.
Cosa accadrebbe se ognuno di noi potesse realizzare un nuovo standard?
In effetti è proprio quello che sta succedendo oggi nell’era di Internet. La tecnologia si è semplificata, sia dal punto di vista Hardware che dal punto di vista Software. I formati audio oggi disponibili (come quelli video) sono numerosi, nonstante - poi - solo alcuni possono definirsi davvero standard.
Se a tutto questo aggiungiamo che, dal “mondo reale” si è passati a quello “virtuale” - o digitale - di Internet, si comprende come sia facile per chiunque accedere, in modo veloce e globale, a tecnologie prima impensabili. Oggi tutti, con un minimo sforzo, possono realizzare il proprio Player Video su Internet. Un tempo, al contrario, realizzare un proprio lettore a laser in garage era un’investimento a dir poco azzardato, sia in termini economici che di tempo!
Non ultimo, poi, a tutto questo, si aggiunge il problema del cross-media, ovvero della possibilità di fruire un medesimo contenuto digitale su più e diversi dispositivi fisici, anche contemporaneamente! L’esplosione di questa eccezionale capacità si è avuta con la diffusione del formato musicale MP3 (e derivati) e il contemporaneo aumento dei dispositivi in grado di leggerlo. Un file MP3, infatti, può essere ascoltato su un Personal Computer, una console per VideoGame, un lettore DVD Video, un impianto stereo con lettore CD, un lettore CD portatile, un iPod Apple, un cellulare e su tutti gli altri dispositivi - mobili - in continua produzione (pennine USB con cuffie incorporate, simil iPod, …). Insomma, una vera manna per l’utente finale, un incubo per gli Autori!
I tentativi di inserire i DRM nel neo-universo musicale ha dato risultati alquanto disastrosi. L’uso dei sistemi di protezione, come quello proposto da iTunes di Apple, limitano di fatto la libertà dell’utente finale di poter utilizzare il “prodotto acquistato” come meglio crede: se acquisto un brano musicale su un determinato store, non posso essere costretto ad ascoltarlo solo con particolari strumenti (hardware o software), i soli a determinarne l’autenticità. In questo modo viene meno il concetto di “acquisto dei diritti d’uso” del brano stesso; in questo caso, infatti, sarebbe più corretto dire che si acquista un servizio (limitato) di ascolto di un brano musicale con particolari dispositivi hardware e software. Tutto ciò porta con sè l’ulteriore problema: la garanzia - minima - della continuità temporale di ciò che si è acquistato! C’è chi, ad esempio, riesce ancora ad ascoltare i “vecchi vinile” a 33 giri che, paradossalmente, si stanno rivelando più longevi di quello che si potrebbe pensare. Se lo store mi deve fornire il Player (cioè mi vincola a determinate modalità di ascolto per validare i DRM), quando il Player non sarà più disponibile cosa accadrà al brano che ho acquistato? Se mi trovo in circonstanze, tali da non poter rispettare le modalità di ascolto imposto, come faccio ad ascoltare il mio brano musicale? In quest’ottica sarebbe più corretto parlare di “brani usa e getta”, con un costo massimo di 5 centesimi e non l’euro - e più - di oggi!
Questo scenario risulta devastante in un’ottica cross-media: se acquisto un brano musicale voglio e pretendo di poterlo ascoltare sul cellulare invece che sullo stereo di casa, o in qualsiasi altro dispositivo disponibile. Altrimenti “uccidiamo” questa fantastica opportunità figlia dell’era del mobile! Mobile, quindi, non significa “cellulare” o “telefonino”. Sono sempre di più i dispositivi “mobili”: computer portatili, iPod, notebook, Pen-Drive, ecc… Non è quindi possibile, in questo scenario, acquistare lo stesso brano musicale per i diversi dispositivi, solo per dar “credito” ai DRM. Nessuno lo farebbe e nessuno, infatti, lo farà.
Oggi non è più possibile sapere con certezza dove e con cosa un contenuto verrà fruito! (Questione di estrema importanza che investe, come vedremo più avanti, sia la tipologia di contenuti che l’advertising)
Inoltre, tutti questi dispositivi mobili, insieme a quelli fissi (come Personal Computer, Televisori di nuova generazione, DVD/CD/DivX/xxx-Player), sono interconnessi tra loro in svariati modi: tramite Internet, Wi-Fi, Bluetooth, P2P, con un cavetto in peer-to-peer!!
La mobilità diventa anche cooperazione tra dispositivi o aggregazione di dispositivi diversi, così è possibile usare l’iPod come Player ed inviare l’audio del brano musicale ad un NoteBook o ad un’impianto stereo!
Risulta quindi improbabile trovare l’univocità del dispositivo in questa era!
Già questo sarebbe sufficiente a demolire i DRM per sempre, in quanto il sistema dei diritti per funzionare dev’essere presente sia sul dispositivo che sul contenuto digitale. Su quest’ultimo elemento, poi, la questione diventa ancora più complessa. Prima di tutto, parliamo sostanzialmente di file, sia essi audio, video, applicativi, documenti PDF o chissà cos’altro. Secondo, per definizione, un file è estremamente facile da copiare e trasportare ovunque, come abbiamo già accennato. Terzo, l’attacco di un Hacker, quindi l’alterazione del file stesso, è più che mai alla portata di tutti!
Alla fine lo scenario che si dipinge agli occhi degli Autori è il seguente:
- Impossibilità di agire sul dispositivo, essendo questo troppo vario e mutevole: bloccarlo sarebbe l’anticamera della fine della portabilità intesa come mobilità
- Impossibilità di agire sul file, essendo questo troppo manipolabile e accessibile
Insomma, essendo l’essere umano, alla fine, colui che acquista (è la persona, l’utente finale, che acquista i diritti d’uso), fineremo per doverci innestare sotto pelle (o portare sempre con noi) un RFID per validare i nostri contenuti digitali! In questo modo solo chi possiede questa “firma-digitale” potrà fruire di quel contenuto con qualsiasi dispositivo. Tuttavia, anche questa soluzione, che apparentemente semplifica le questioni legate al dispositivo e al file-contenuto, può avere delle controindicazioni importanti, come quella di impedire la fruizione del contenuto in nostra assenza - cioè in assensa del diritto e quindi del DRM. In pratica, se qualcuno vuole fruire dei contenuti da noi acquistati, siamo costretti a prestargli il nostro RFID-DRM, collega, amico o parente che sia! Privandocene però noi stessi!
Tutti i dispositivi, quindi, dovrebbero supportare l’RFID, eseguendo un controllo incrociato tra contenuto digitale e le informazioni presenti nell’RFID stesso. Un terzo incomodo, comunque, che non risolve affatto il problema! Non ci vorrebbe molto per hackerare il sistema, agendo o sul file-contenuto o sull’RFID.
Inoltre, in caso di dispositivi software, come Player sul browser Internet ad esempio, l’hackeraggio sarebbe immediato!
L’esperienza acquisita con anni di Pirateria Software (o comunque di Pirateria in generale, quella su DVD e altri formati) permette oggi di sapere, quantomeno in anticipo, cosa potrà essere bypassato o no. Esclusi, quindi, i sistemi proprietari o di modesta diffusione (come ad esempio i Decoder Digitale Terrestre con carta prepagata o Sky), che sono per ora un mondo a parte, proteggere i contenuti digitali provenienti dalla Rete, sia essi audio o video, è quantomai arduo, se non impossibile.






















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