WEB 2.0: parola d’ordine beta
Lunedì 8 Gennaio, 2007Il 2006 è stato l’anno di Ajax o più in particolare della cosidetta web2.0 generation. La novità più importante è stata forse l’introduzione o l’esplicitazione di una nova strategia di comunicazione nella comunità Internet. Si è palesata in modo assai efficace la tendenza a coinvolgere tutta la comunità di Internet, sviluppatori ed end-user, nella ricerca del “software” costruito a misura di utilizzatore.
La cosa interessante è che questo approccio ha iniziato a diffondersi a macchia d’olio, coinvolgendo entità considerate - a torto - al di sopra di ogni sospetto.
L’iniziativa di Adobe di costituire gli Adobe Labs è un lampante esempio dell’influenza del web2.0 su tutta la comunità Internet. La possibilità di contribuire alla definizione di un software sin dalle origini è una novità per le “grandi software house”. Non è certo una novità per il mondo Open-Source che da sempre utilizza il contrinuto della Internet community per la realizzazione di software ed esperienze Web.
Nell’open-source, tuttavia, questo tipo di approccio era più una necessità se non una caratteristica propria dell’open-source. L’open-source è per definizione un collettiva collaborazione.
Adobe non è stata l’unica, Microsoft, sempre nel 2006, ha aperto le porte del suo Blog dedicato a Internet Explorer 7. Tutti hanno contribuito all’uscita del nuovo browser Microsoft, o così - Microsoft - ci ha fatto credere.
Poter scaricare la versione beta di Adobe Phoptoshop CS 3 è un bel traguardo. Ringraziamo quindi il web2.0 per questo, non tanto per Ajax che - come sappiamo - alla fine non è innovitivo di per se, come tecnologia, al limite come approccio allo sviluppo Web.





















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